Quando si istituzionalizza la “lotta alla povertà” si concede molto spazio ai palliativi e si finisce collusi con le cause. Non c’è nessun motivo per cui due bimbi nati in due culle diverse debbano ricevere risorse diverse e cure al  pieno dispiegarsi dello sviluppo delle potenzialità. Non c’è, non c’è mai stato, è ingiusto pure pensare di fare del bene “mettendo una toppa”, casomai ci fosse davvero qlc in buona fede. (a continuar…)

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tutto finì con Rosa Luxemburg

Pubblicato: 19 marzo 2013 in Uncategorized

Il giorno in cui assassinarono Rosa Luxemburg non fu soltanto il giorno in cui tramontò l’idea della rivoluzione permanente socialista in quanto necessariamente da esportare in europa e nel mondo, fu soprattutto la fine di un’occasione di venire a patti tra rivendicazioni sociali socialiste e rivendicazioni della classe dei più sfruttati tra gli sfruttati, quella femminile. Da allora in poi, neanche da parte marxista,  si fece più veramente sul serio, con la stessa genuinità di intenti originaria.

E’ uno di quei fatti che attende da sempre di entrare nei libri di storia in tutta la sua gravità epocale.

La mia personale perdita di speranza di addivenire ad un giusto compromesso tra la cosiddetta cultura  “emancipata” degli anni ’70 e piena partecipazione alla vita civile del paese in quanto futura donna arrivò un pomeriggio d’estate quando conclusi che non c’erano nè ci sarebbero mai state eroine protagoniste nei fumetti di Tex Willer .

L”‘emancipata”, miti e falsità da Rosa Luxemburg a Vandana Shiva. Il riconoscimento della differenza, pone la questione di genere al di là del modello antagonistico che troppo facilmente, dal  dopo guerra in poi è diventato conformista. Pretendendo di cancellare i generi nella loro tridimensionalità  si è finito per far entrare dalla finestra la loro pantomima a due dimensioni, schiacciata e schiacciante.

L’adesione fin troppo esplicita del liberismo alla cancellazione solo formale delle differenze di genere nasconde più di un frutto avvelenato: da una parte l’essere umano come individuo e come società/sistema economico che non riconosce limiti da rispettare nel contesto della Natura di cui è parte e quindi può consumare più ampiamente, dall’altra l’inevitabile permanere, ma stavolta  in modo occulto e “vergognoso” a carico della donna dei lavori di cura che permetterà al liberismo di lucrare sull’assenza di  servizi sociali.

Il liberismo asserve la questione di genere ai suoi interessi, mastica le rivendicazioni delle donne in tema di diritti economici e politici all’interno del proprio ventre, le rigurgita doppiamente sulle spalle delle donne, che ora si fanno pure carico del senso di colpa e dell’inadeguatezza rispetto a quelle che considerano le loro  stesse rivendicazioni, ne esce fischiettante e sollevato con in più parecchi gruzzoli in tasca.

Esplicitare la differenza di  genere è rivoluzionario e sovversivo, permette di ridisegnare il futuro economico e sociale.

DOPING PER UN MAGGIOR RENDIMENTO DEI PRECARI E DELLE PRECARIE.
La ragazza che ieri si è fatta male oggi è tornata al lavoro più arzilla di prima. Le ho chiesto come stava e mi ha detto che aveva preso altri antidolorifici perché altrimenti non sarebbe stata in grado di alzarsi dal letto.

Però le hanno fatto pressione perché c’è il fine settimana di mezzo, che significa più lavoro dato che oltre i villeggianti settimanali o quindicinali ci sono i weekendisti che arrivano in tanti….

http://abbattoimuri.wordpress.com/2013/03/15/doping-per-un-maggior-rendimento-dei-precari-e-delle-precarie/….

Lo spettro della dittatura del pensiero unico è già dentro la tua casa e tu non lo sai, magari sta già mangiando patatine seduto sul divano davanti alla tv, anzi, è sicuro.

La questione del lavoro ma non generico, di che tipo di lavoro, intendo di che tipo di lavoro valga la pena e la vita lavorare, è centrale, tutto il resto di cui sono pieni giornali e tv in questi giorni è fuffa.

Ma non è così, e ti ritrovi il vicino d’autobus, precario e in genere incazzato, a parlarti infervorato di sanremo o del nuovo papa. E tu non puoi che constatare la verità, il cervello preferisce non sprecare energie pensando, da sempre,  allora c’è chi gli presenta il pacchetto pensiero unico, tipo qs giorni quelli del “papapoverello” “c’ècrisic’ècrisi” “flessibilità flessibilità” “euroeuro” o quello della “dittatura grillina”.

E ‘vero, uno spettro s’aggira per l’italia, lo stesso venditore di cozze avariate che conosciamo da sempre, quello che ti addita l’uccellino del pericolo dittatura con un dito e intanto te lo ritrovi già in soggiorno, davanti alla tv, a mangiar comodamente patatine.

Certo il cervello oltre a non voler pensare tende pure a non volersi mettere sulla difensiva tanto facilmente e allora preferisce fare congetture più comode, le più astruse, del tipo psicoalimentare. Magari, nel frattempo che il venditore di cozze sgranocchia sul divano, ora ha messo pure i piedi sul tavolino, si chiede se, insieme alla carne di cavallo od ad altre non troppo controllate, sia passato un nuovo prione, che differentemente dalla mucca pazza non colpisca i centri motori e ci renda semplicemente più arrendevoli, almeno verso certi input, e quando diventa acuto ci spinge a suicidarci od ad ammazzare la famiglia…il nostro cervello è dunque tutto preso dal disperato tentativo di trovato un senso , non si arrende al dover agire.

L’evoluzione ci fa riconoscere la necessità di agire senza se e senza ma solo quando è in pericolo la nostra sopravvivenza, ed ecco che la mistificazione comunicativa entra in gioco, ti passa massicce dosi di pensiero unificato, stesse notizie, stesse associazioni, stessi commenti per ore e per giorni, allo scopo di rassicurarti, piccola rana bollita, non morirai in pentola, mia cara, è solo la temperatura che sale, per il tuo benessere. Si ottiene lo stesso identico risultato di ramsete II: schiavi a buon mercato che nOn chiedono altro che di morire schiacciati trascinando un blocco di piramide targato 2013.

Il giornalista-filosofo Veneziani strepita riguardo all’auspicabile arresto del capo coalizione pdl, i suoi accoliti di albo giornalistico, pro o contro, gli vanno dietro. Ma se Berlusconi è CAPO DELLA COALIZIONE di centrodestra, ovvero capo della campagna elettorale, ed oltretutto HA GARANTITO che non avrebbe fatto il premier anche se avesse vinto…dato che OGNI PARTITO della coalizione ha un segretario in carica non al momento indagato, e che il centrodestra NON HA VINTO…qual’è il problema che ventila Veneziani, ovvero governare con Berlusconi in galera?!? Che il PDL si sgonfia come un palloncino senza elio?!? Mica si può imputare la nullità politica del PDL ai giudici, ITA od UK…o no?!? Probabilmente la mistica fascista, coniugata con il galoppo a pelo del liberismo selvaggio e un ventennio di tv culi-tette dal pensiero corto, obnubila la mente di tanti, compreso costui, che si vanta d’essere un filosofo. L’unto non è candidato premier, può andarsene benissimo in galera, ce ne faremo una ragione.

Di che stiamo a straparlare consumando energia utile ad altro?!? Un bellissimo commenti di Barca su tweet ieri sera, durante Ballarò: “La qualità dei contenuti dei talk è PEGGIORATA dopo chiusura campagna elettorale, brutto segno!”. La questione dei processi di Berlusconi si liquida in poche domande: “La campagna elettorale è finita? Si! La sua coalizione ha vinto? No! Lei ha qualche chanche di essere eletto ministro? Non al momento! E’ segretario del suo partito? No! Ok, lei al momento ha solo un impedimento fisico per presenziare ai suoi processi, risolto il quale potrà partecipare a TUTTI in quanto non vi sono estremi per il legittimo impedimento!” Punto! Ora mi chiedo: non sarebbe più utile sostituire TUTTI i programmi Rai-Mediaset su radio e tv, a cominciare da uno mattina, passando per Agorà, continuando per la vita in diretta e chiudendo con Porta a Porta (nonchè gli equivalenti mediaset), con programmi per: riparare un rubinetto, sostituire una lampadina, imparare a stirare e cucire, fare la spesa nutrizionalmente valida con 20 euro, etc etc etc? Non sarebbe un impiego più utile di energia umana ed industriale?!? Porca paletta, questo è proprio un paese di PAZZI SPRECONI!!!

Con 113 euro di canone ci faccio TANTO, ci allevo ad esempio 2 vigne per 5 anni!!! Io pago una tassa di scopo (una delle poche, in questo strano paese…), per avere UNA MIA TV PUBBLICA, ma NON HO NESSUNA INFLUENZA sui suoi contenuti!!! Non c’è più neanche il vecchio centralino con cui lamentarsi: se faccio il paragone con la BBC, dove se 10 spettatori chiamano indignati SALTANO star, direttori, redattori ed ancorman IN UNA NOTTE, PER SEMPRE, io STO DIVENTANDO PAZZO!!! Almeno fossi in Sud Africa dove, per quanto circondato da selvaggi assassini armati di machete, mi posso godere un’alba in una natura ancora meravigliosa oltre l’immaginabile…ma sono in Merdonia, perchè purtroppo non so come chiamare un bellissimo paese abitato e gestito da gente che considera NORMALE tutto questo.

Sono di questi giorni gli articoli che dimostrano che le banche LUCRANO sulla disoccupazione, in termini di interessi…ok, lucri oggi e tanto, ma per pochi: quando la maggior parte dei tuoi conti, in mano a gente che non ha più lavoro, saranno chiusi definitivamente, i (pochi) capitali abbandoneranno la nave e le banche faranno la fine di MPS od altre! A quel punto, a seconda del paese dove si trovano, o falliscono o vengono salvate con altre tasse…e così via, pezzi di carta che salvano altri pezzi di carta…da 9 volte il PIL mondiale, si passerà a 90, 900, 9000…e poi?!? Possiamo vivere di pezzi di carta, senza produrre?!? E’ un sistema suicida, e la fuffa mediatica non ne parla!

Purtroppo  finchè si è in grado di analizzare le parti oscure, queste non possano ancora venire fuori: non amano un riflettore puntato, come tutti i delinquenti!  Ci si stupisce di come esse azzittiscano  la normalità del vivere e di progettare il futuro, mi stupisco SEMPRE che questo “buon senso” non sia patrimonio comune. Il problema è il paradigma di Hawking sul Grande Disegno: quando accetteremo che le verità assolute NON ESISTONO, o meglio, l’unica è proprio l’assenza di certezze in ogni tempo e luogo?!? Quando si accetterà il concetto di “verità relativa”, rivalutando l’opportunismo di sopravvivenza delle specie e degli ecosistemi?!?. Ora è tempo di prendere una decisione, la storia e le consapevolezze sono troppe per continuare così, e la religione (il vero tappo all’evoluzione culturale), sta perdendo inevitabilmente colpi: ricominciamo ad evolverci, tornando ad essere “semplici” come eravamo 35.000 anni fa (con tutto ciò che abbiamo appreso finora, ovvio…).

Siamo diventati stanziali e sono nate le religioni patriarcali. Quando educhi precocemente alla doppia morale e a confidare in un “disegno divino” unico, coerente sin dai tempi dei tempi, cosa pensi di ottenere? La specie che più si adatta al cambiamento sopravviverà, certo, ma prima in tanti dovranno abbandonare i piacevoli salvagenti su cui si illudono di scivolare su ogni tempesta della vita e dei tempi, senza mai prendere posizione, col cervello in automatico, perchè …è piacevole. Prova ad andare oggi, 2013 , all’uscita dalla messa e a chiedere :” secondo lei, come si è creata la terra?”,  a rigor di coerenza, dovrebbero negare evoluzionismo e big bang. Giorni fa notai questa trasmissione, vista dall’estero la situazione nostrana è decisamente chiara, la bella girlfriend in a coma lo è per due motivi connessi: la doppia morale cattolica e l’ignavia.http://girlfriendinacoma.eu/?lang=it

Un appunto sulla “storia della rappresentazione della crisi”: siamo inevitabilmente visivocentrici, e questo non è un peccato perchè lo siamo geneticamente, è che mi sembra che è la prima volta che gente cresciuta con riferimenti filmici o televisivi diventa “grande” e dovrebbe prendere le redini reali del presente e futuro, a livello neuronale non è immediato, non voglio dilungarmi. Altro appunto, stiamo parlando di itaglia o di mondo? E’ diverso: viaggiando nella realtà sudamericana attuale ad esempio ho visto quanta consapevolezza ci sia nel rivalutare rapporti diversi con la terra e il matriarcato, fa sperare.

questo paese ha in dote un patrimonio che va gestito nella sua complessità, il patrimonio artistico è legato a quello architettonico, quello architettonico a quello urbano e paesistico. Prendere atto di questa enorme risorsa non è solo un modo per “mangiare con la cultura” ma di vivere bene, come italiani nei modi e nei tempi che sono connaturati al nostro territorio. Nei modi, senza pensare di dove vivere del fumo delle fabbriche o di pellegrinaggi in ottusi metri cubi di supermercati nel 2013, nei tempi, senza dover inseguire  consumi e uso dell’auto schizoide e ingiustificato da telefim americano di pessima categoria, non siamo in USA, abbiamo un territorio opposto dal punto di vista della conformazione geologica e antropologica. Senza soffermarmi per il momento su i singoli casi “che chiedono vendetta” tipo Agrigento o le ville venete, dove beni culturali inestimabili confliggono con pessime periferie che ne minano la percezione stessa come bene culturale prima che artistico, la mia proposta si fonda soprattutto sul considerare che i problemi  fisici-estetici-funzionali delle espansioni-lottizzazioni degli ultimi decenni sono legati a quelli mentali-culturali-comportamentali degli abitanti. Cambiando la percezione del luogo di vita, con  la cura e l’orgoglio della promozione delle radici culturali cambia anche l’assetto  comportamentale di chi vive, si sa. Se ogni cittadino si sente appartenente alla comunità funziona come un antidoto al degrado.Propongo di utilizzare una strategia che all’estero ha già avuto applicazioni, è la demolizione parziale degli edifici,“concertata” con gli abitanti stessi attraverso laboratori di progettazione partecipata . I laboratori posso prendere avvio per motivi sia di ripromozione e tutela del patrimoni esistente, aprendo visuali che permettano al monumento di “respirare” e potendo nei suoi paraggi innescare una buona architettura che usi meno suolo magari dedicata ad attività  turistiche, sia di riacquisizione di suolo agricolo in luoghi in cui le aree agricole siano state bestialmente non pensate , e si trovino a confinare con capannoni industriali, peraltro ormai vuoti, sia di riqualificazione del vivere urbano e di risparmio energetico nelle periferie.

credo che ci sia ancora molto da riflettere, che l’orto di casa da cui guardiamo la questione omicidi sessiti limiti fortemente sia la ricerca di soluzione che l’individuazione dei colpevoli, degli “stragisti”, una volta si sarebbe detto. Non riesco a togliermi dalla testa che, siccome viviamo in regime di manipolazione mediatica altissimo per cui quasi nessuna interazione sociale può essere definita “impulsiva” in sè, anzi sono proprio le pulsioni le prime ad essere manipolabili e su quelle fa leva il sistema del consenso e del potere, la questione sale di livello. Allora “penso male”all’andreotti, penso, ad esempio, che non sia un caso che il rapporto tra i sessi venga tenuto fisicamente e psicologicamente in termini appositamente squilibrati, far considerare la maternità come un problema e un fastidio, un peso sociale ha conseguenze planetarie per il controllo politico dei figli di quelle donne, tutti noi.

Sapete qual’è l’assunto alla base del perpetuarsi della disparità di trattamento di genere fin dalla culla?Limitare il più possibile l’accesso alle risorse di potere limitando lo svolgersi integrale del potenziale umano, attraverso rituali discriminazioni di genere che poi innescano inevitabilmente discriminazioni sociali…questo è un delitto macroscopico contro l’umanità.

Ragazzi, siamo qui a guardarci ognuno il proprio ombelico, a pettinar bambole o a caricare la pistolina ad acqua? qua o si concretizza una nuova umanità più solidale e più rispettosa delle potenzialità di ogni nuovo nato, al di là del sesso e del ceto, capace di accoglierlo come un dono portatore di risorse per tutti e come tale lo accudisce, lo fa crescere e fa sì che possa a sua volta essere genitore accudente, capace di fondare su questo principio l’economia, o si muore.

La violenza di genere è doppiamente violenza di classe perchè costruisce ad arte e a priori un debole, di conseguenza il partorire come un problema, costruisce il mito dei “deboli da difendere e tutelare ” arrogandosi l’elargizione del potere della difesa nei modi e nei tempi in cui farà comodo e solo a chi farà il/la bravo, perpetua il suo supposto potere nelle nuove generazioni.

Il povero demente che ammazza la compagna è una marionetta del sistema.

La cronaca nera in italia, in particolare per quello che riguarda i cosiddetti delitti a sfondo sessuale, ha retto i pruriti dell’opinione pubblica italiana fin dal dopoguerra proprio nei momenti in cui deve essere distratta da altro, a quello serve mantenere gli italioti da una parte repressi da mutande di latta dall’altra infoiati continuamente da messaggi visivi che manco un sexy shop,attenzione a seguirne le ondate, specie ora che il padroncino della carriola dei giornalai è uno solo… mi chiedo perchè stanno replicando all’infinito il caso dell’ennesimo mentecatto scoppiato che invece di rivolgere la sua rabbia verso i boia reali fa quello che un bravo cagnolino di sistema deve fare? essere utile alla strategia della guerra dei poveri, dare in pegno la sua vita e quella della compagna e dei propri figli, riportare la pantofola, diventare il cane cattivo e rabbioso che probabilmente ha già allevato cani cattivi e rabbiosi. Se ne esce con altro, si deve ribaltare il tavolo. Sto sostenendo che l’aggressività tra i sessi, la conflittualità che fa sprecare energie umane e come forza di cambiamento alle fasce più umiliate del sistema, sia stata inoculata ad arte, nei secoli attraverso la presenza capillare di santaromana e ora con meccanismi invasivi mediatici pedopornografici, per me non è il risultato dello stato misero delle cose, è una delle cause, il sessismo bullista fa parte del sistema, il sistema si regge sulla separazione e conflittualità sessista e sulla conseguente umiliazione della genitorialità, perchè così dissipa energie pericolose che andrebbero finalmente a rovesciarlo

sono urbanista, da venti anni la parola stessa “urbanistica” è stata resa priva di valore in tutto il territorio nazionale, e questo contro tutte le ragioni di natura e di tutela storica-ambientale artistica, una vera pazzia. Intorno alla fine degli anni 80 lavorai al piano paesistico regionale delle Marche, tutti noi studenti immaginavamo un territorio compreso e valorizzato nelle sue caratteristiche pedemontane, piccoli borghi distanziati tra loro da un sapiente secolare uso agricolo del territorio e una costa a vocazione turistica con piccoli insediamenti caratterizzati a circa 20 km uno dall’altro . Confrontando le foto di allora allo stato attuale sembra di vivere un incubo, sembra ci abbiano preso totalmente per i fondelli a partire proprio da quel piano paesistico che invece di essere la partenza di un bel sogno di gestione del territorio da lasciare alle future generazioni, ha segnato la fine stessa della pianificazione a favore del brokeraggio “da colata” becero e diffuso. Io stessa ho parlato con agricoltori,(figli di agricoltori però ora impiegati in banca) convinti di fare soldi facili, che venivano a chiedere quanti metri cubi, quanta lottizzazione, quanti soldi. La qualità urbanistica e edilizia del costruito negli ultimi venti anni è palesemente scarsa e pericolosa per il contesto idrogeologico, culturale, paesistico e architettonico. Ancor più psicologicamente destabilizzante per chi si trova a nascere e abitare in un territorio di nessuno, dove qualsiasi riferimento geografico, monumentale, di identità sociale è cancellato da un blob cementizio anonimo.Propongo piani mirati paesistici di demolizione e riqualificazione a fini ricettivi, agricoli e di promozione turistica, previo esproprio e compartecipazione dei proprietari. Propongo uffici tecnici gestiti a livello sovracomunale, meno “sensibili” al proliferare dissennato delle sirene speculative del quartierino.

la visone bioculare di cui la selezione genetica ci ha dotato fa parte dell’apparato più raffinato e sensibile come tale di possibili successive modificazioni. Essere assorbiti, dalla nascita in poi, per ore e ore ogni giorno dalla visione totalmente assiale e passiva delle immagine della tv, produce modifiche di tale sensibile apparato. E siccome l’occhi e la mente sono collegati da specifiche attività neuronali, qualsiasi modifica percettiva a livello visivo si traduce in modifica percettiva della risposta psicologica all’ambiente. Gìà ora sono state registrate ve modificazioni dell’assetto neuropercettivo degli stimoli che non prevedono più la reattività a 360°, ad esempio, degli stimoli uditivi, questi sono percepiti ottimamente solo se provenienti da fonti assiali, lo schermo tv.

negli ultimi venti anni anche vivere il territorio, un territorio sempre più piatto e anonimo, dove la speculazione edilizia ha di fatto annullato le emergenze paesistiche e culturali che sapevano orientare e dare senso di appartenenza all’individuo, ha subito un’amputazione percettiva fisica e psicologica. Fisica, poichè progetti dii trasporti pubblici “sensati”, cioè che si adattavano alla specificità del territorio, sono stati abbandonati e misconosciuti, psicologica perchè l’anonimato degli spostamenti in auto segna le nuove generazioni che hanno perso parte dell’intelligenza “spaziale”, una facoltà che ha segnato la sopravvivenza stessa del genere umano sulla terra.

non spremiamo la città

brontosauri