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Profumo di scuola meritocratica, nato stantio : difficile controbattere slogan, quando appunto si pongono come tali, indiscutibili, sordi a mille e una obiezioni e diverse possibilità, pare che intere enciclopedie pedagogiche stiano lì per fare bella figura durante un’intervista tv. Ad esempio, ad “uno su mille”, ovvero “l’Uno”, avremo pure il diritto sacrosanto di contrapporre, da molti decenni, l’esperienza dei processi educativi di gruppo, testimoniata da esperienze documentate, strutturate professionalmente (ma forse è quel professionalmente che dà fastidio, ministro, visto che la base dei docenti non la si interroga mai), riguardo indubbi vantaggi di miglioramento dei processi di apprendimento, di maggior sicurezza e maturazione affettivo/relazionale ma, soprattutto di superamento di sensi di colpa. Ebbene sì, caro ministro, torniamo alle regole ma da un altro punto di vista, quello di chi apprende. L’individuo che le acquisisce dall’esterno (prete, insegnante, preside, capuf­ficio) rischia di giocare comunque sempre il ruolo debole, quello del trasgressore, col­pevole, con davanti una sequela di NON. Osannare senza limiti la salvatoria norma esterna, significa non voler proprio sapere come educatore che il libero proliferare dei sensi di colpa paralizza il comportamento, inibisce, coltiva (ad arte?) la paura di agire nei confronti di ogni tipo di struttura autoritaria.

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